Il mio nome è Aron. Sono nato ad Asmara, Eritrea, 39 anni fa.
Fu un viaggio lungo e duro, soprattutto con i bambini piccoli. Pensavo che sarebbero morti nel deserto.
Noi volevamo andare in Germania. Salimmo sulla barca. Era vecchia, malmessa e stracolma.”

Non c’è solo Aron in questo percorso esperienziale di #Sconfinati, organizzato in collaborazione con la Caritas di Crema.

È il viaggio di migliaia di migranti che scappano da tutti quei Paesi dove guerra, povertà o gli effetti dei cambiamenti climatici rendono impossibile la sopravvivenza.

Questo stesso viaggio è stato ripercorso dagli alunni delle classi terze della nostra Scuola secondaria di primo grado, ospitati presso la sala d’ascolto dell’Oratorio di San Giacomo, in occasione della settimana del migrante e del rifugiato.

I nostri ragazzi hanno ricevuto un passaporto, assumendo così l’identità di un profugo, e, una volta diventati Aron, Samir, Hysen, Abdoul, si sono trovati protagonisti in un gioco di ruolo, ad attraversare deserti, a mercanteggiare con i trafficanti libici per assicurarsi un passaggio di fortuna, a salire finalmente su una barca, per riuscire a superare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa. Il tutto rischiando la vita.

Per un’ora sono diventati loro gli “sconfinati”, in un percorso partito come gioco, ma  che li ha talmente coinvolti da far scaturire una serie di domande e curiosità alle quali gli stessi profughi non si sono sottratti. Hanno infatti raccontato le loro storie, le loro vite, senza risparmiare il dramma e la sofferenza, in un confronto che non ha lasciato indifferenti i nostri alunni, protagonisti di questa toccante esperienza.