La Spagna… infinite spiagge affollate, sole dalle 8 di mattina alle 8 di sera…
E invece no.
Quest’anno io e i miei compagni di quinta siamo andati in gita a Valencia, cittadina sulla costa sud della Spagna, e ci aspettavamo giornate di sole e qualcuno anche il bagno in mare; nessuno era preparato ai primi due giorni di pioggia continua e a un vento che neanche la bora a Trieste….
Il tempo è stato ben poco clemente al nostro arrivo, ma per fortuna il cielo si è schiarito col passare dei giorni; tuttavia gli abitanti di Valencia stessi ci hanno detto che lì di solito non piove mai e, guarda caso, arrivati noi è venuto giù il diluvio universale…
Ma due gocce di pioggia (o forse duemila) non ci hanno fermati e il primo giorno siamo andati alla ricerca di un posto dove cenare. Siamo approdati in un piccolo locale sul mare che serviva i piatti spagnoli più tipici, tapas e sangria; il cibo era squisito, ma la cosa che abbiamo trovato migliore di quella cena è stata la condivisione, i piatti erano al centro e ne prendevamo tutti.
I giorni successivi abbiamo esplorato la città in lungo e largo, a piedi e in taxi, vedendone le principali attrattive. Sicuramente è notevole la Città delle Arti e delle Scienze, non solo per i musei in sé, ma anche per l’architettura moderna che la costituisce: un miscuglio ben riuscito di elementi organici che emergono dall’acqua come grandi pesci o occhi giganteschi.
Per me è stato sorprendente il centro storico che riunisce edifici medievali, barocchi e rinascimentali; l’emblema di questa commistione di generi architettonici è la cattedrale della città che, sia all’interno che all’esterno, mostra stili diversi e custodisce in una delle sue cappelle il leggendario Santo Graal. Vicina a quest’opera secolare se ne trova un’altra altrettanto maestosa, ma più severa al suo interno, la basilica di Santa Catalina, dalla cui cima del campanile si può ammirare la città intera.
Potrei stare ad elencare altri mille luoghi di Valencia, ricca di arte e di cultura, come il museo delle Belle Arti o la Lonja della Seta, tuttavia credo che un viaggio non sia importante solo per i monumenti visitati (per quanto io personalmente li adori), ma per le persone che viaggiano con te, per i piccoli momenti quotidiani vissuti insieme, le viette caratteristiche con i negozietti di souvenir e i pranzi o le cene chiassosi e pieni di allegria.
Questa è stata l’ultima gita con la mia classe, dopo cinque anni passati insieme (con alcuni anche di più) ed è strano pensare di doversi separare; certo questo non è un tragico addio, nessuno di noi parte per il fronte e ci sono social e internet per tenersi in contatto, ma sarà diverso dal vedersi ogni mattina, da passare la propria vita a contatto con quella degli altri costantemente; durante questa gita ho sentito più forte questa sensazione di futura nostalgia, forse per questo me la sono goduta più di tutte le altre.
Quindi grazie ai miei compagni (e grazie ai prof) per aver reso la gita di quinta la migliore mai fatta, fra una tapas e un chupame.

*Giada, V Liceo Scientifico