L’autunno ha iniziato a distendersi e spazza vento freddo sui nostri vestimenti leggeri, sui mostruosi pensieri di un una creatura terribile e buffa, all’imbocco del Museo di Crema.
Questa sera niente R di ritardo. Non siamo tra le mura scolastiche, qui le regole non valgono.
Alcuni ragazzi sono in ritardo, alcuni prof. si fanno attendere. Ci sono mariti, padri, fratellini.
Sorrisi tesi ad elastico su visi, imbarazzati all’idea di condividere una serata qualunque di ottobre.
“Wonderland” esplode a qualche metro in linea d’aria dalle finestre della scuola, ma molti di noi non l’hanno ancora visitata. È un viaggio nei sogni di un giovane artista cremasco, un allestimento multisensoriale da attraversare bucando il reale.
Avevamo pensato di fare un salto con i ragazzi in orario scolastico, ma la luce del giorno avrebbe rinsecchito il sogno – ci aveva avvertito chi l’aveva già visitata.
Da qui, la proposta: appuntamento alle 21.00, davanti all’ingresso. Invito aperto a tutti, nessun obbligo, nessun tagliando da riportare firmato in segreteria.
La truppa parte e iniziano le divergenze d’opinione: c’è chi pensa di stare attraversando una foresta, chi tentacoli di medusa, chi tendaggi di seta. Si tocca, ci si siede sui cuscini, si infilano le teste nelle maschere piumate. Nella sala Pietro da Cemmo, davanti ad uno specchio, si discute della sindrome di Stendhal, del significato dei sogni, del pensiero scimmia. Nessuno ha la pretesa di dare risposte. Si ascolta a turno e ci si stupisce insieme.
“Prof., ma è vero che si può piangere davanti ad un quadro?”
“Sì, si può”.
E la risposta a ciò che proviamo a fare ogni giorno è  – quasi- tutta qui.

Schooltura nasce dall’idea che la scuola non esaurisca il compito educativo tra il suono di due campanelle, ma diventi motore propulsivo che spinga gli alunni ad aprirsi al mondo.
Il progetto prevede che i docenti, in modo volontario, segnalino la partecipazioni ad eventi di diversa natura invitando i ragazzi a prenderne parte, insieme.
Wonderland è stata la nostra prima Schooltura.